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CLOUD |

IN TEMPO REALE

EMBEDDED

55 • FEBBRAIO • 2015

Integrazione eterogenea nei chip

Da una prospettiva prettamente tecno-

logica, un ruolo rilevante nella IoT lo

avrà anche la capacità di trasferire nelle

architetture cloud le innovazioni e i pro-

gressi che si stanno compiendo nella sen-

soristica, attraverso l’applicazione delle

metodologie di integrazione eterogenea

dei chip in architetture tridimensionali

(3D). La strategia dell’istituto

Fraunho-

fer IZM

, ad esempio, punta a integrare

funzionalità eterogenee dei chip in un

solo package, utilizzando avanzate tec-

nologie di integrazione tridimensionale,

assemblaggio e interconnessione. Le op-

portunità della tecnologia 3D SiP (Sy-

stem-in-Package) e dell’integrazione di chip CMOS

evoluti con svariati altri dispositivi, si esprimono

infatti nella possibilità di realizzare nuovi sistemi,

caratterizzati da vantaggi in termini di multifun-

zionalità, prestazioni, form factor e riduzione dei

costi. In particolare, a livello di multifunzionalità,

l’integrazione eterogenea di diversi sensori e dispo-

sitivi MEMS permette di combinare all’interno del

sistema l’esecuzione di molti processi e l’elaborazio-

ne di dati fisici, chimici, biologici, ottici o meccanici.

In campo medicale, un progetto interessante,

fondato dalla Commissione europea, è quello del

consorzio

WiserBAN

, che si focalizza sulla realiz-

zazione di dispositivi wireless intelligenti ultrami-

niaturizzati e low-power per le body area network

(BAN). Il progetto fa lavorare insieme i principali

costruttori di dispositivi medicali, gli istituti di ri-

cerca e i produttori di chip per creare un ecosistema

nel campo dell’integrazione eterogenea. La attuali

limitazioni dei dispositivi indossabili convenzionali

per il controllo e la cura di varie malattie (diabete,

disfunzioni cardiache, Alzheimer) sono infatti l’au-

tonomia e la connettività ridotte, a causa delle loro

dimensioni e dei consumi di energia. Le attività di

WiserBAN si concentrano su vari settori nel mondo

BAN: dalle comunicazioni a radiofrequenza (RF),

ai sistemi microelettromeccanici (MEMS), alle an-

tenne miniaturizzate riconfigurabili, ai dispositivi

SiP (System-in-Package) ultracompatti, ai sistemi

radio su SoC. Al momento, le due innovazioni prin-

cipali ottenute dalle attività di sviluppo sono un’ar-

chitettura radio a basso consumo e le dimensioni

molto contenute del dispositivo SiP (4 x4 x1 mm 3 ),

che fa uso congiunto di chip CMOS e MEMS.

Big Data: un potenziale da mettere a frutto

Uno dei maggiori problemi nelle applicazioni IoT è come sfruttare appieno tutto il potenziale dei big data

raccolti dalle reti di sensori. La quantità non è infatti il solo carattere distintivo di queste informazioni,

ma si parla solitamente di ‘quattro V’, ossia di ‘volume, velocità, varietà, valore’. Ad esempio, i big data

analogici raccolti dal mondo fisico possono essere disparati (valori di tensione elettrica, pressione, vibra-

zione, accelerazione, temperatura, suono; onde elettromagnetiche, immagini e così via) e devono essere

collezionati in tempo reale con grande efficienza. Un’altra V, la visibilità dei dati, sta acquistando un ruolo

determinante. Non basta cioè che i dati siano raccolti: essi devono anche poter uscire dai confini aziendali

per essere condivisi, se necessario, a livello geografico. Ad esempio, per poter eseguire efficaci analisi

comparative, i tecnici di una società potrebbero dover accedere ai dati ingegneristici di linee di produzio-

ne dislocate in diverse parti del mondo. Dunque avere sistemi IT interconnessi attraverso il cloud diventa

un ‘collante’ essenziale per il funzionamento delle applicazioni. L’altro collante fondamentale è rappresen-

tato dallo sviluppo e dall’adozione di motori e algoritmi analitici in grado di elaborare con intelligenza e in

tempo reale l’enorme mole di informazioni che scaturisce di continuo dalle applicazioni IoT.

Fig. 6 – I fattori abilitanti per i sistemi intelligenti (Fonte:

STMicroelectronics)