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CLOUD
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EMBEDDED
55 • FEBBRAIO • 2015
appliance e sensori industriali per raccogliere dati
utili a migliorare il funzionamento di macchinari e
attrezzature: queste sono tutte applicazioni affasci-
nanti, che ci stanno proiettando verso infrastruttu-
re tecnologiche sempre più interconnesse e intelli-
genti. Tuttavia, il decollo su larga scala di queste
applicazioni, fondate su architetture e sistemi IT
distribuiti, è ancora rallentato da diversi fattori fre-
nanti.
Dal punto di vista tecnologico e strategico, una del-
le sfide principali per system integrator e progetti-
sti è certamente riuscire a mantenere e garantire la
sicurezza anche in tali applicazioni, per sviluppare
la fiducia degli utenti. Quindi, in sostanza, riuscire
a connettere in maniera sicura e affidabile attra-
verso il cloud i milioni di endpoint distribuiti nella
periferia della rete (edge) ai data center, ai server,
alle infrastrutture di back-end di service provider,
organizzazioni e imprese di ogni tipo. Non si tratta
poi solo di connettere in sicurezza questa miriade
di dispositivi, ma anche di
centralizzarne il controllo, il
monitoraggio, l’automazione,
l’amministrazione, la manu-
tenzione.
Allo stesso modo, le infra-
strutture di back-end, i data
center che controllano gli
endpoint dispiegati mas-
sivamente nel cloud, devo-
no essere caratterizzati da
una elevata sicurezza fisica
e da una lunga affidabilità
di funzionamento nel tem-
po. Indipendentemente dal
tipo di utilizzo, ciascun nodo
del cloud – che distribuito
sul territorio va a costituire
l’applicazione IoT – deve es-
sere dotato di accorgimenti
di sicurezza fisica e, laddove
necessario, di protezioni an-
tivandaliche o di resistenza
agli agenti atmosferici. Oc-
corre poi sviluppare mecca-
nismi di protezione (tecnolo-
gie di cifratura integrate in
hardware, sistemi di auten-
ticazione, di gestione degli
accessi e delle identità e così via) per garantire il
più possibile durante le comunicazioni la sicurezza
e l’integrità dei dati – il patrimonio più prezioso al
cuore di ogni business – dai tentativi e dalle minac-
ce di corruzione e sottrazione.
Un altro problema è quello dell’interoperabilità. Il
che significa la capacità di riuscire a integrare le
tecnologie di ultima generazione con apparati e si-
stemi industriali spesso datati; con attrezzature e
dispositivi presenti nelle organizzazioni o sul cam-
po magari da decenni. Molti sistemi e infrastruttu-
re industriali sono ancora basati su un’ampia varie-
tà di interfacce e protocolli proprietari, ed esistono
applicazioni ‘custom-built’ incompatibili con le ul-
time tecnologie. Dunque, sul piano ingegneristico,
riuscire a connettere queste sottoreti legacy con il
mondo delle infrastrutture basate sullo standard
Ethernet e con la IoT, utilizzando varie tecnologie e
interfacce wired e wireless, non si presenta un com-
pito banale.
Figg. 4-5 – I vantaggi dell’integrazione 3D SiP (Fonte: Fraunhofer
Institute)




