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51

HMI |

HARDWARE

EMBEDDED

55 • FEBBRAIO • 2015

a questa irreversibile mutazione. Le interfacce

operatore diventano più cloud perché dipendo-

no dal Web per ogni aspetto e, oltre che per le

funzionalità base come la configurazione, gli ag-

giornamenti e la manutenzione, anche per tutti

quegli eventi che possono richiedere l’intervento

di un operatore da server remoto e talvolta ne-

cessitare anche dell’intervento in loco da parte

di un tecnico esperto. Tutto ciò comporta che

nell’ambito delle interfacce operatore siano oggi

coinvolte svariate risorse che fino a poco tempo

fa erano prerogativa di diversi settori applicativi

e cioè i dispositivi di rete come front-end, modem

e gateway, i dispositivi di comando vicini alle

applicazioni come sensori e attuatori e, inoltre, i

dispositivi di gestione software ovvero browser e

sistemi operativi in tempo reale.

Le interfacce operatore si trasformano in siste-

mi integrati composti da più parti funzionali,

che consentono di implementare applicazioni

orientate ai servizi, in modo tale da dare all’u-

tente la sensazione di essere davvero coinvolto in

una rete di oggetti intelligenti, con la sicurezza

di non commettere errori, perché tutti i parame-

tri critici sono automaticamente sotto controllo

e la robustezza delle applicazioni viene sempre

garantita. Ciò consente di ridurre i tempi di fer-

mo e i costi di manutenzione, perché le procedure

di sicurezza sono continuamente eseguite attra-

verso comunicazioni m2m (machine-to-machine),

che sorvegliano la correttezza di funzionamento

delle applicazioni e risolvono i problemi senza

che l’utente debba intervenire. A tal proposito si

ricordano i numerosi studi che dimostrano che i

sistemi di sicurezza completamente automatici,

purché ben congegnati, sono molto più affidabili,

oltre che più rapidi nell’intervenire sugli even-

ti critici rispetto ai sistemi che hanno bisogno

dei comandi di un operatore. Il report “Global

Human Machine Interface Market 2014-2018”

pubblicato a metà anno da

Research&Markets

pronostica una crescita del settore delle HMI con

indice Cagr del 9,98% e precisa anche che in que-

ste interfacce aumenterà la dotazione dei sistemi

diagnostici automatizzati, oltre che delle tecni-

che di riconoscimento gestuale non più basate

solo sui touchscreen. Ai costruttori e agli OEM

non resta che adeguarsi.

HMI per tutti gli usi

Aaeon

ha introdotto i due nuovi pannelli opera-

tore fanless AHP-1123 e AHP-2173, specificata-

mente pensati per il controllo dei sistemi HMI

ed entrambi basati sul processore Intel Atom

D2550, con clock di 1,86 GHz e 2 GByte di memo-

ria DDR3, espandibile fino a 4 GByte. La robu-

stezza è certificata IP65, con tolleranza termica

da -10 a +60 °C e protezione da polveri, liquidi e

gas, il che ne consente l’uso anche negli ambienti

critici mentre il touchscreen è di 12,1” XGA, con

risoluzione di 1024x768 pixel sul primo modello e

di 17” SXGA da 1280x1024 pixel sul secondo. Per

entrambi la dotazione prevede due porte Gigabit

Ethernet, tre RS-232, una RS232/422/485, quat-

tro USB, uno slot per Mini Card e uno slot SATA

per un disco allo stato solido da 2,5”. I pannelli

si possono alimentare con tensione continua da

9 fino a 30 V e sono disponibili in contenitore di

plastica o, in opzione, di alluminio.

American Industrial Systems

ha aggiornato

la scorsa estate tutti i suoi touch-panel HMI, in-

troducendo il nuovo processore Intel Atom E3845

e realizzando display di comando ancor più ro-

busti, affidabili e flessibili con dimensioni di 7”,

8”, 10”, 12,1”, 15”, 17”, 19”, 21,5” e 24” adattati

per le applicazioni tipiche nell’automazione in-

dustriale, nell’infotainment in-vehicle e nella

gestione delle centrali di controllo impianti. Ba-

Fig. 1 – I nuovi robusti pannelli HMI Aaeon AHP-

1123 e AHP-2173 con touchscreen XGA e

SXGA sono certificati IP65 e si possono ali-

mentare da 9 fino a 30 V