RASSEGNA MIART 2019
foglio sheet 3/3 I 05/05/2019 web web 21/5/2019 Astronavi Galattiche Sul Pianeta Miart https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/astronavi-galattiche-sul-pianeta-miart/130923.html 3/3 A Torino Artissima si mantiene a livelli molto alti, ma le gallerie in città sono in dif�coltà. A Milano come va? Il fatto che continuino ad aprire a Milano gallerie attive tanto nel contemporaneo quanto nel moderno mi fa pensare che comunque ci sia il contesto giusto. Massimo De Carlo aprirà una nuova sede in centro, in anni recenti hanno aperto sedi a Milano Federica Schiavo, Tommaso Calabro, Francesco Pantaleone o Vistamare. Milano può contare sul fatto che molte delle grandi gallerie della città, quali lo stesso Massimo De Carlo, kaufmann repetto, Giò Marconi, Raffaella Cortese, hanno costruito nei decenni un’alta reputazione e sono presenti in tutte le maggiori �ere internazionali. A Milano c’è una circolazione di pubblico internazionale in vari momenti dell’anno perché c’è il Salone del Mobile, ci sono le settimane della moda e c’è Miart. Quando istituzioni come l’HangarBicocca, la Fondazione Trussardi e la Fondazione Prada o Palazzo Reale inaugurano una mostra, hanno una portata internazionale, muovono le persone, quindi effettivamente ci sono tanti momenti nel calendario di Milano che portano più pubblici diversi. Non mi sembra che le gallerie di Milano soffrano di esposizione in questo senso, anzi mi sembra l’opposto. Miart ha un parterre composto da molte gallerie di primissimo piano, ma nella parte italiana si ha l’impressione che la selezione sia stata a volte piuttosto generosa. È davvero necessario avere una �era così numerosa? Io credo che se una �era italiana come Miart ha raggiunto una certa autorevolezza per quanto riguarda gli espositori stranieri, debba assumersi una responsabilità anche nei confronti delle gallerie italiane e quindi, siccome ce ne sono molte che, nel moderno o nel contemporaneo, esprimono comunque una qualità e sono importanti nella loro città e nel loro Paese, la �era deve interfacciarsi con loro. Bisogna comunque anche considerare che le �ere sono diventate importanti per l’economia di una galleria. E che l’Italia ha un sistema molto capillare e molto diffuso tanto di gallerie quanto di collezionismo, a differenza di altre nazioni. Questo si riflette anche sul fatto che il nostro collezionismo è molto diffuso: è un’enorme risorsa. E il fatto che ci siano gallerie che riescono a fare ricerca in piccoli centri di provincia, quella è una risorsa per il nostro Paese e va in qualche modo evidenziata. Dopo questa edizione che cosa farà Alessandro Rabottini? Sono sincero: in questo momento sono concentrato sul portare a casa il successo di questa edizione. Questo mi contraddistingue: sono sempre stato così. Ho un’immersione totale in quello che sto facendo. Lo dimostra il fatto che in questi anni di direzione artistica di Miart non ho curato mostre o roba del genere. Sapevo dall’inizio che, per come sono fatto io, per quanto è complessa l’organizzazione di una �era, sarebbe stato un lavoro full time. Non le manca il lavoro da curatore? La �era mi insegna a fare le cose da un altro punto di vista e mi fa crescere molto. È vero che in questi tre anni non ho curato mostre, però come direttore di Miart ho la possibilità di dialogare con tutti i settori del mondo dell’arte. Quindi semplicemente è un formato diverso rispetto a quello della mostra e ha delle sue regole che bisogna rispettare, però mi grati�ca enormemente. In questi tre anni non ho avuto nessuna nostalgia né c’è stato il tempo di averne! Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019 Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l. Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012 089504 Miart
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