RASSEGNA MIART 2019

05/05/2019 web web foglio sheet 2/3 I 21/5/2019 Astronavi Galattiche Sul Pianeta Miart https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/astronavi-galattiche-sul-pianeta-miart/130923.html 2/3 squadra. A proposito di continuità: mi pare che non ci siano grandi variazioni rispetto all’edizione scorsa... Non ho ritenuto necessario intervenire nell’architettura della �era, cioè nelle sue sezioni. Da quando ho preso la direzione ho fatto delle modi�che, ad esempio gli spazi non pro�t e la sezione «On demand», che però è una sezione trasversale. Ho ripreso il modello di «Generations» e l’ho fatto diventare un po’ più flessibile dal punto di vista delle relazioni tra i due artisti in dialogo negli stand di questo settore. Non ho ritenuto necessario stravolgere l’architettura delle sezioni perché l’ho sempre sentita mia in quanto ho lavorato dal 2013 come coordinatore delle sezioni curate. E poi ribadisco: penso che tanto gli espositori quanto il pubblico abbiano bisogno di prendere familiarità con una struttura negli anni. Questo, tra l’altro, rende più agevole la visita, come si vede bene a Basilea. Le gallerie, dal canto loro, hanno bisogno di poter esprimere certi contenuti al meglio. Quindi si organizza una sezione nuova se c’è una necessità che non viene soddisfatta, se ci si rende conto che c’è un aspetto del mercato che viene trascurato, o che non viene coperto dalla concorrenza. In ogni caso non vedo la �era come un’emanazione autoriale. La �era non è una mostra. Una �era deve essere l’espressione di quello che in quel momento il mercato sta esprimendo. Per esempio un grosso lavoro è stato fatto sull’approfondimento dei contenuti per quanto riguarda il Moderno. Negli anni il nostro obiettivo è consistito nel far diventare il Moderno anche un luogo di scoperta, di approfondimento, con proposte sempre più precise. Come direttore, in questo senso devo fare un lavoro in profondità senza mettermi in primo piano. Una �era non è solo una mostra, ma lei ha sentito l’esigenza di darle un titolo, «Abbi cara ogni cosa», una citazione letteraria come va di moda oggi per le biennali... Ho pensato che sarebbe stato bello perché quando si pensa a una �era magari la si identi�ca come un contenitore con tante voci individuali ed è dif�cile ricondurle a un’atmosfera. Il titolo non ha a che fare con i contenuti della �era, però speravo che mi desse l’occasione di parlare di un atteggiamento. Quella frase, tratta da un libro dello storico dell’arte John Berger, mi ha accompagnato per tanti mesi. Leggevo il libro e pensavo al punto in cui l’arte ha una relazione con la realtà quotidiana. Mi sono detto: io lavoro tutto l’anno per una cosa che si svolge in soli quattro giorni; sono alle prese con una performance, come si dice in gergo aziendale, cioè ho uno spazio limitatissimo di performatività e soprattutto ho tantissimi contenuti che si affastellano tra di loro. Allora mi sono detto: mi auguro che quell’attenzione che l’arte necessariamente richiede diventi un po’ l’habitus mentale di tutti noi, quelli che fanno la �era e quelli che la visitano. L’arte che cosa fa? Prende una cosa che potrebbe sembrare irrilevante, lontana o non nobile e la trasforma in qualcosa che noi decidiamo che ha un suo posto nella storia, quindi eleva le cose, le fa diventare qualcosa più degno di memoria: il classico esempio è quello delle bottiglie di Morandi. Che cosa possiamo fare noi dell’arte? Noi possiamo far diventare nostro quel suo potere di trasformazione. Quindi il titolo è semplicemente un invito a cercare questo tipo di atteggiamento, anche in giornate così convulse. Ci sono gallerie che per la �era si preparano per mesi, ricercano opere, artisti. C’è veramente tanto lavoro dietro agli stand. Per cui spero che ci sia attenzione nei confronti di quello che fanno i galleristi, molti dei quali si presentano con mostre tematiche, dunque di più dif�cile realizzazione. Il titolo è... come dire, una suggestione. È anche ciò che ci permette ora di avere questa conversazione. Miart si apre a un mese circa dalla Biennale di Venezia. Questo si riflette sulla scelta delle opere? Non in modo sostanziale, anche perché spesso gli artisti coinvolti nella Biennale di Venezia sono molto impegnati proprio per quell’occasione e non è così scontato che le gallerie che li rappresentano riescano a realizzare una loro personale in �era. Lei vive a Londra e siamo in tempi di Brexit, che avrà sicuramente degli effetti sul ruolo centrale occupato dalla capitale britannica nel mercato dell’arte. Si deve a questo il fatto che quest’anno Miart incassi l’adesione di gallerie come Cabinet, Hauser & Wirth o Marian Goodman? No, queste gallerie o hanno delle relazioni consolidate con una clientela italiana o, laddove queste relazioni non sono già in essere, vedono in Milano il contesto giusto per crearle. La �era in questi anni ha ottenuto un’eccellente risposta da parte dei collezionisti italiani e stranieri. I collezionisti sono contenti di venire a Milano e di vedere le mostre in città. Ma non credo ci sia un relazione con la Brexit. Ci sono delle facilitazioni per le gallerie straniere? Le gallerie italiane e straniere da noi hanno lo stesso trattamento economico, con facilitazioni per le gallerie giovani. Doppia personale: Ethan Cook e Erica Mahinay VERNISSAGE Le pozioni magiche di Helena Rubinstein Vedere a ... 089504 Miart

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