RASSEGNA MIART 2019

02/04/2019 web web foglio sheet 3/3 E 31/05/19, 14*01 Miart 2019, intervista ad Alessandro Rabottini Pagina 3 di 7 https://www.elledecor.com/it/people/a27015452/miart-2019-alessandro-rabottini-intervista/ cittadino, operazione che avete ulteriormente sottolineato con Prospettiva Arte Contemporanea . Ci racconta di questa mostra e di come dialoga con miart e con la città? Prospettiva Arte Contemporanea è una mostra collettiva allestita a Gallerie d’Italia, frutto della collaborazione tra Fondazione Fiera e Intesa Sanpaolo, main partner di MiArt. La mostra raccoglie una selezione di 43 opere di artisti diversi, provenienti dalla collezione che Fondazione Fiera Milano ha costruito, a partire dal 2012, attraverso una serie di acquisizioni selezionate ogni anno tra le opere presentate dalle gallerie che partecipano a miart. Queste acquisizioni sono realizzate con il supporto di una giuria composta, per ciascuna edizione della fiera, da tre curatori e direttori di musei internazionali, i quali scelgono le opere insieme al Presidente di Fondazione. La mostra è uno spaccato della creatività internazionale e riunisce opere di artisti di diverse generazioni, da maestri storicizzati come Marisa Merz, Dadamaino, Piero Gilardi, Paolo Icaro e Irma Blank fino ad artisti più giovani come Hans Schabus, Goshka Macuga, Giuseppe Gabellone, Markus Schinwald, Nick Mauss e Luca Monterastelli, solo per citarne alcuni. È un’occasione importante per mostrare, non soltanto il sostegno che Fondazione Fiera Milano ha, negli anni, offerto a MiArt e che continua ad offrire, ma anche per sottolineare come una fiera possa avere una ricaduta sulla dimensione collettiva della cultura. Inoltre, questa mostra ha beneficiato di un intervento allestitivo ideato da Andrea Anastasio, che ha radicalmente ripensato la spazialità della Sala delle Colonne di Gallerie d’Italia, disegnando una vera e propria architettura nell’architettura, una sorta di immaginaria Domus Aurea ritrovata, all’interno della quale le opere vivono di inattese relazioni reciproche. I limiti distintivi tra arte e design si fanno via via meno rigidi e anche le distanze temporali e concettuali che separavano Art Week e Design Week in città si sono notevolmente accorciate. Quanto interagiscono nella pratica effettiva milanese questi due mondi? Credo che Milano abbia sempre nutrito ed alimentato un dialogo profondo non soltanto tra arte e design, ma anche tra questi due mondi e gli universi della moda, dell’editoria, dell’architettura, della grafica… Se solo pensiamo al lavoro di figure seminali come Alessandro Mendini , Enzo Mari, Ettore Sottsass e Andrea Branzi, solo per citarne alcuni, ci rendiamo conto di quanto il loro lavoro nel contesto del design fosse profondamente intriso di una riflessione sull’arte, e quanto esso rispecchiasse gli sconfinamenti che l’arte ha vissuto nell’antropologia, nella politica, nella filosofia. Inoltre, oggi il mondo della moda è al centro del paesaggio istituzionale milanese. Basti pensare a quanto esperienze come quelle di Fondazione Prada, Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Furla stiano contribuendo alla vita culturale e artistica della città. Noi stessi, a MiArt, siamo al quinto anno di collaborazione con Herno per la realizzazione del premio al miglior stand, e sono molto felice che quest’anno Herno abbia deciso di celebrare questo traguardo commissionando all’artista Marcello Maloberti un intervento che invade l’intero store di via Montenapoleone e che sarà visibile sia durante l’Art Week sia durante la Design Week. L’Italia è un mercato pronto al collezionismo del design contemporaneo? Quanto si discosta da quello dell’arte e quanto invece vive grazie ad esso? Il collezionismo è una pratica molto diffusa in Italia, sia da un punto di vista della diffusione geografica sia da quello di una necessità che definirei radicata nella nostra cultura. Molti collezionisti d’arte sono anche estimatori di design e uno degli obiettivi della presenza del design d’autore all’interno di MiArt è anche quello di contestualizzare certe pratiche di design all’interno di un più ampio dibattito artistico. I collezionisti d’arte hanno una preparazione che li porta ad interpretare un oggetto, non soltanto per le sue qualità formali, ma anche per il suo valore storico e concettuale, come qualcosa che è parte di un discorso culturale a 360 gradi. La presenza all’interno di una fiera dedicata all’arte per una galleria di design credo possa essere un’opportunità tanto per l’espositore quanto per la fiera, e se si lavora insieme nella direzione di un approfondimento dei contenuti questo è un arricchimento per tutti. Il mercato dell’arte, negli ultimi decenni, è cresciuto enormemente perché il sistema dell’arte si è aperto a tanti altri mondi che, in passato, sembravano distanti, e credo che il design d’autore abbia, in questo momento, questa opportunità davanti a sé. 5-7 aprile 2019 PUBBLICITÀ - CONTINUA A LEGGERE DI SEGUITO

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