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pila, come ci avevano abituato le soluzioni del passato. Il collo è rappre- sentato da Internet nei suoi diversi ‘sapori’, come IPv4 e IPv6, 6LowPAN, RPL ecc., ma i livelli inferiori e superiori non sono ancora chiaramente definiti, e in generale includono più di una soluzione/standard. Dal punto di vista dell’utente, si può dire che esiste un meccanismo di interconnes- sione tra gli end-point sorgente e destinazione, generalmente implemen- tato da protocolli di messaggistica. Protocolli di messagistica L’IoT, e di conseguenza l’IIoT, si basano su tecnologie di comunicazione alquanto eterogenee, che necessitano di una qualche forma di integra- zione ‘orizzontale’ al fine di garantire l’interoperabilità tra le diverse appli- cazioni. Per risolvere questo problema sono stati definiti nuovi protocolli di messaggistica. Questi protocolli supportano il paradigma publisher/ subscriber, dove mittente e destinatario sono accoppiati in senso ‘ge- nerico’. Generalmente, infatti, gli effettivi end-point della comunicazione non sono direttamente collegati, ma l’applicazione client che desidera pubblicare un messaggio, lo invia a un cosiddetto broker dei messaggi (il server), che lo inserisce in una coda. Successivamente, tutti i client che si sono iscritti a quella coda, lo ricevono automaticamente (nella forma di una notifica push). Grazie a questo approccio, la scalabilità è garantita poiché i clienti coinvolti non devono conoscersi. La modalità di consegna può essere persistente o meno, a seconda che la consegna dei messaggi sopravviva a un’interruzione di servizio del broker o meno. Il protocollo di messaggistica a oggi più diffuso, anche in virtù della sua semplicità, è sicuramente Mqtt (Message Queuing Telemetry Transport), noto anche come standard ISO/IEC 20922. Originariamente progettato per le comunicazioni di tipo m2m (machine-to-machine) con requisiti di larghezza di banda ridotta, supporta la pubblicazione di messaggi per topic tramite un broker. Il contenuto del messaggio non è noto al broker, che utilizza invece il topic per il filtraggio e l’instradamento agli interes- Uno scenario in evoluzione Nella visione di Industria 4.0 introdotta originariamente nel 2011 dal go- verno tedesco, le diverse fasi del ciclo di vita di un prodotto sono carat- terizzate da uno scambio continuo di dati con un repository digitale (nel cloud), sfruttando una qualche soluzione di comunicazione digitale. Grazie all’interazione tra le controparti fisiche e cyber, un ‘gemello digitale’ del prodotto del mondo reale può esistere nel cyberspace, aprendo la via a tutta una serie di servizi ancora da definire. Più in particolare, sono le tecnologie proprie dell’IIoT, che agiscono nella fase operativa del ciclo di vita, a rendere possibile questa interazione. La tipica organizzazione piramidale dell’automazione industriale risul- terà così sempre più ‘appiattita’, grazie a dispositivi di campo in grado di fornire direttamente le loro informazioni a tutti gli attori in gioco. Ovvia- mente, tanto l’hardware dei sistemi coinvolti, quanto il software che ne regola il comportamento ne è influenzato e gli standard sono ancora in fase di sviluppo, o comunque non universalmente accettati. Va inoltre sottolineato che le applicazioni IIoT non sono destinate a so- stituire le applicazioni di automazione tradizionali, ovvero l’IIoT (almeno oggi) non è coinvolto nell’implementazione di loop di controllo, di cui si continuano a occupare dispositivi come i PLC, basati sui più tradizionali bus di campo; piuttosto l’IIoT è collegato alla supervisione, ottimizzazione e previsione dei processi, ovvero il cosiddetto cloud manufacturing (CM), un ambito che può vantare una letteratura sempre più vasta. Ciò nono- stante, la riduzione progressiva della latenza e del jitter della connessione (Internet) possono contribuire ad aumentare ulteriormente la gamma delle possibili applicazioni. Un’altra considerazione necessaria è quella relativa all’eterogeneità, va- stità e complessità delle soluzioni disponibili, che sono anche i principali inibitori all’adozione dell’IIoT, insieme alle preoccupazioni relative alla sicurezza. Lo stack protocollare dell’IIoT ha una forma a clessidra, piuttosto che a

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