RASSEGNA MIART 2019
foglio sheet 3/3 E 05/04/2019 web web 17/05/19, 14*40 Miart 2019, cosa vedere in fiera Pagina 3 di 7 https://www.elledecor.com/it/viaggi/a27052312/miart-2019-cosa-vedere/ Anche Erastudio Apartment gioca con i livelli nel suo stand dove oggetti e vasi in ceramica sono gli unici protagonisti dello spazio, nel quale dialogano su semplici piedistalli bianchi, formando un parterre omogeneo e suggestivo, con lavori di Carlo Zauli e di Pavel Zhuralev, il quale prosegue un po' il filone dei richiami estetici preistorici declinati nel contemporaneo. Da Galleri Feldt sono invece oriente ed occidente ad incontrarsi, grazie a pezzi vintage scandinavi che si confrontano con nuovissimi pezzi d'arredo di Hu Fang (co-fondatore di Vitamin Creative Space) e di Jun Yang. Galleria Luisa Delle Piane porta in scena tre diversi ambienti: un ufficio di Franco Albini completo di libreria, scrivania e sedie; un soffitto allestito da Instituto Campana (la componente “social” dello studio dei fratelli Fernando e Humberto) con lampade raffiguranti su tela ognuna il ritratto della signora brasiliana che la ha ricamata; ed infine una parete reca Studi per una maschera di Giovanni De Francesco. Proseguendo nell'esplorazione di miart 2019, è poi evidente come sia forte la presenza della pittura e un ottimo esempio lo troviamo nel lavoro di Thomas Braida da galleria Monitor. Persino da Clima, nella sezione emergenti - galleria che abbiamo spesso trovato molto presente con lavori spaziali -, la tecnica pittorica è protagonisca, grazie i lavori di Catherine Parsonage e di Valerio Nicolai. Due piccoli dipinti fanno anche parte dello stand, davvero accattivante, di Renata Fabbri curato da Bianca Baroni, dove è in atto una riflessione attorno alla scultura grazie all'interazione tra i lavori di Giovanni Kronenberg e di Florian Roithmayr. Quest'ultimo artista fa parte di una sezione in particolare, dal titolo “On Demand”, dedicata a opere che vivono della relazione con il contesto, con il pubblico e con l’acquirente. Ed è tra i nomi raggruppati sotto questo cappello che abbiamo trovato le suggestioni più interessanti della fiera. Soda Gallery, per esempio, porta da Bratislava il confronto tra due artisti che riflettono sui temi dell'identità e si confrontano con altre opere che esplorano gli anni '60 e '70 presenti nello stand. Il primo, Jaro Varga, ha realizzato un'installazione site-specific che diventa uno statement di come studio e conoscenza possono diventare mezzo di liberazione sessuale, e Lucia Tallova che, anch'essa con una site-specific, ricrea un archivio di famiglia mescolando parti di oggetti ereditati con nuovi lavori, concettualizzando il processo emotivo legato alla percezione, alla preparazione ed alla memoria. Nella stessa sezione, Kaufmann Repetto porta un lavoro dell'artista marocchina Latifa Echakhch, un'installazione delimitata in un ambiente che viene caricato di significato, mentre l'interpretazione viene lasciata aperta. Un'altra sezione molto importante della fiera è “Generations”, che propone otto dialoghi tra artisti di generazioni diverse come quello tra Polys Peslikas (Vistamare) e César Domela (Martini & Ronchetti), tra Alice Cattaneo (MLF) e Katsumi Nakai (Ronchini), oppure ancora quello raffinatissimo tra Kate Newby (The Sunday Painter) e Michael Berryhill (Lulu). In “Decades”, seppur sia una sezione piuttosto circoscritta, troviamo poi un momento saliente nel quale miart pone il suo accento più divulgativo, con una selezione ordinata di gallerie che espongono artisti rappresentanti ognuna un decennio del secolo scorso attraverso medium diversi. Per esempio, gli anni '70 vengono messi in scena dalla Galleria Gomiero con una densa esposizione di disegni di Carlo Scarpa e gli anni '60 sono rappresentati dai lavori di Maria Lai, grazie alla galleria M77. Importanti lavori di fotografia si possono trovare invece da Prometeo Gallery, dove Santiago Sierra è protagonista di una parete con tre grandi immagini in bianco e nero, ma soprattutto da Richard Saltoun. Qui una presentazione di gruppo dal titolo Transformer, esplora la fluidità di genere attraverso i lavori di artisti innovativi (Ulay, Mariella Bettineschi, Jürgen Klauke, Pierre Molinier, Victoria Sin) e investiga sia l'estetica sia la politica degli stereotipi delle trasgressioni. L'ultima chicca da non lasciarsi scappare? L'allestimento realizzato dai Parasite 2.0 per Damien & The Love Guru, galleria di base a Bruxelles che si dedica all'approccio multidisciplinare critico nei confronti delle arti visive, della performance e della sound art attraverso progetti indipendenti e collaborazioni. Dal 5 al 7 aprile 2019 fieramilanocity, padiglione 3 inRead invented by Teads PUBBLICITÀ - CONTINUA A LEGGERE DI SEGUITO
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MTg0NzE=